'mo ce l'avevano detto che era difficile.
Ma noi siamo partiti lo stesso. Dopo 42 giorni da exchange student posso garantire che quando vi dicono "pensateci bene prima di partire, perche' e' dura" non scherzano mica. Non che non lo sapessimo, ma nessuno immagina davvero com'e' finche' non ci arriva. Prima di partire ho sentito sempre tanto parlare dello "shock culturale". Uno e' portato a pensare che non sara' tutta sta gran cosa e che in fondo non deve essere cosi' terribile. Ma bene o male ci passano tutti e sicuramente non lo hanno chiamato "shock" per puro caso.
Prima della partenza mi hanno dato questa specie di manuale da portare negli states, dentro al quale si trova anche un grafico con una curva che rappresenta l'andamento dello shock culturale. Grafico ovviamente bellamente ignorato prima della partenza. Errore! E' maledettamente vero. Per spiegarvi meglio, secondo il grafico lo shock culturale funziona cosi': primo breve momento di entusiamo, dopodiche' la curva scende e c'e' il primo cultural shock, poi c'e' un adattamento superficiale seguito da una seconda caduta ("frustration") ed infine una grande salita. Non ne sono perfettamente certa ma io credo di essere nella zona di caduta fra l'adattamento superficiale e la frustrazione.
Insomma, per farla breve, l'inizio e' sempre tosto. E parlando e chattando qua e la' con exchange italiani e non in giro per gli states alla fine son sempre venute fuori le stesse identiche cose. Siamo tutti nella stessa fase o quasi ed abbiamo quasi tutti gli stessi problemi. Ed a me questo fa sentire meglio perche' mi fa capire che i miei problemi sono normali e non sono da sola.
E' difficile perche' qua in molte scuole gli exchange sono gli idoli delle folle le prime settimane, ma in molte altre invece, come nella mia, interessano a pochi. Poi molti studenti si conoscono fin dalle elementari e qua appena suana la campanella (che nel mio caso e' un brutto allarme ma almeno non ti trapana i timpani) tutti scappano via alla velocita' della luce senza nemmeno salutarsi tra di loro o salutare il prof. Riuscire a farsi qualche amico e' difficile: un po' di gente con cui scambiare due parole ma nessuno con cui uscire al pomeriggio o nei weekend, e quasi sempre c'e' qualche piccolo (o grande) problema in famiglia. Prima stai benone con la famiglia nuova, poi ti trovi meglio a scuola che a casa.
Poi spesso ci si mette la nostalgia, ma a me per fortuna questo non capita. Ok, ho avuto i miei momenti in cui sognavo la mia citta' ad occhi aperti o pensavo a quanto sia infiniamente piu' facile la vita in Italia, ma mai a livelli tragici. Certo pero' adesso ho i miei bei dubbi esistenziali, che l'essere o non essere di Amleto e' una domanda banale al confronto (just kidding guys).
A barcamenarsi fra domande come "devo fare grandi cambiamenti e fare come mi dicono oppure cambiare le cose ma rimanere sempre sulla mia strada?" e dubbi spiacevoli come "cosa pensa la mia famiglia di me? Come mi vedono gli altri? sto sbagliando tutto?", uno c'ha ben i suoi motivi per essere confuso e sembrare un po' giu'. Fra dubbi, convinzioni che cadono, sicurezze che crollano e tanti rapporti da costruire le classiche occhiaie del panda dovute a stress e poco sonno ritornano a farti compagnia dopo 3 mesi di vacanza.
Non saprei bene descrivere come ci si sente. Dopo tutti sti preamboli penserete che uno si deve sentire proprio giu'. Beh, non proprio. Io direi che piuttosto che uno si sente un po' come un guerriero, come uno che combatte, che lotta e non si arrende, e che per questo fa tanta fatica. Alla fine siamo tutti spinti dalla certezza che ne varra' la pena e non ci abbattiamo, anche se e' una strada in salita. Ma a me non sono mai piaciute le cose facili. E poi se uno vuole avere qualcosa di grande devo faticare tanto, no? E poi tutto questo me lo sono scelto io.
Nonostante tutto non voglio mollare, non voglio assolutamente andare a casa, voglio andare fino in fondo. Perche' e' vero quello che vi dicono: questa e' una sfida, qua si mette tutto in gioco ed in discussione e bisogna cercare di essere forti.
Spero che nessuno dopo aver letto questo post pensi che io stia male, perche' quello che sto passando e' perfettamente normale e si sa che prima o poi dopo la pioggia viene il sole E meno che meno voglio che si pensi che voglio tornare a casa. Come dicevano le mamme spartane (dolci loro):
"o con lo scudo o sopra di esso".
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